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giovedì 11 gennaio 2018

"METALLO URLANTE" (1998) DI VALERIO EVANGELISTI

Particolare di un' illustrazione di Philippe Druillet usata per la copertina di "Metallo Urlante"
«Era diventato Eliminatore di Erbacce quando ancora apparteneva alla polizia, e uccidere bambini non gli sembrava affatto immorale. Quelle piccole canaglie, quando non si stordivano fiutando sacchetti di colla, rubavano tutto ciò che potevano e infastidivano i passanti. Lasciarle crescere avrebbe significato generare una nuova leva di criminali, come se in giro non ce ne fossero abbastanza»

Iconico è la parola che meglio lo definisce.
Lo è nella copertina dominata da un disegno di Philippe Druillet, uno dei fondatori di "Métal Hurlant", rivista di fumetti francese incentrata su tematiche fantasy, horror e sci-fi.
Lo è nei titoli dei quattro brevi romanzi (Venom, Pantera, Sepoltura e Metallica) che compongono l'opera, omaggio alla musica metal.
Non basta però una bella copertina ed i titoli giusti, son fin troppi gli impacchettamenti ruffiani che si aggirano nelle librerie e fanno cadere in tediosi errori una moltitudine di lettori. Per un buon libro serve ingegno, stile e contenuto. E "Metallo Urlante" di Valerio Evangelisti è un notevolissimo condensato di tutto ciò. 
Quattro racconti si diceva, quattro storie che infrangono lo spazio/tempo ed idealmente unite da un filo conduttore, la mutazione del corpo.
Il primo del lotto è "Venom" costruito su un doppio piano temporale; da un lato la Spagna del 1353, dove incrociamo il celebre e spietato inquisitore spagnolo Nicolas Eymerich alle prese con un caso di demonolatria; dall'altro un futuro in cui l'umanità è falcidiata da un morbo africano, frutto del connubio del virus Marburg e l'AIDS, che ha trasformato i corpi in un ammasso di carne e metallo vivo. Un dialogo a distanza che turba, inquieta ed affascina.
Poi è il turno di "Pantera"; ci ritroviamo nel Far West alle prese con un messicano, pistolero e un ministro di culto del Palo Mayombe, chiamato da un ricco proprietario terriero per difendere i propri possedimenti ed il paese da alcuni minacciosi cavalieri ciclopici, i Cowboys dall'inferno, misteriosamente materializzatisi su una collina poco distante.
Con "Sepoltura" si finisce in un carcere di alta sicurezza brasiliano, dove alcuni prigionieri politici, ultimi membri di una tribù indigena, sono sommersi nell'ectoplasma, una sostanza che si fonde con la carne dei detenuti e ne rende impossibile la mobilità.
E si giunge così a "Metallica", gelida conclusione distopica dove una futura New Orleans fa da campo di battaglia alle milizie bianche cristiane ed a quelle nere musulmane, specchio di un paese, gli States, spaccato tra nord e sud a seguito della diffusione dell'anemia falciforme.
Evangelisti propone tempi e luoghi distanti tra di loro che si accavallano e compenetrano, un'ibridazione narrativa eccezionale che salta tra i generi e costruisce una potente indagine sulla disumanizzazione apportata dalla modernità e dai falsi miti.
"Metallo Urlante" è il primo atto del cd. Ciclo del metallo (sarà seguito da "Black Flag" e "Antracite"), una lettura dal grande fascino che non mostra mai il fianco a noia e stanchezza (rischio che si incorre solitamente con la lettura spezzettata delle raccolte), un'opera dal clima pestilenziale capace di lasciare senza fiato e privi di qualsiasi speranza.
Signore e signori siamo dinnanzi ad uno dei picchi della nostra letteratura di genere.
In alto i calici per Valerio Evangelisti.

Habemus Judicium:
Ismail



giovedì 30 novembre 2017

"MANEGGIARE CON CURA" DI JOE R. LANSDALE

Scena tratta da "La notte dei morti viventi" di Romero
«Passarono accanto alla folla sul lato della strada, una station wagon avana e un catorcio di Ford tirata su col cric. S'accorsero subito che c'era un negro in mezzo ad una folla e non stava certo predicando Gesù Cristo»
(da "La notte che si persero il film dell'orrore")

Joe R. Lansdale è uno dei più prolifici autori contemporanei; all'attivo ha un'infinità di racconti di cui si fa difficoltà a tenere il conto, una 40ina di romanzi, una manciata di strip/graphic novel, nonché qualche sceneggiatura cinematografica.
Lo scrittore texano incuriosisce e sfugge da ogni etichetta, è una vera e propria bestia della narrativa di genere che, con disarmante agevolezza ed una sapiente commistione tra classico e moderno, ha saputo passare dalla fantascienza al noir, dal giallo al pulp, dall'horror al western.
Il filo conduttore che unisce il tutto è il suo Texas, quell'America profonda intrisa di ideali conservatori, dove il forte sentimento religioso viene fatto convivere con razzismo, violenza e cinismo; e partendo dalla sua terra mette in scena una spietata satira sociale che si declina attraverso lo humor nero e l'accavallarsi di personaggi putridi, una lettura resa incessante da brutali ed irresistibili accelerazioni narrative.
Lansdale diverte, intriga e sopratutto disgusta.
Le sue sono opere non lasciano indifferente e danno vita ad un inconciliabile binomio attrazione/repulsione. Ed anche in "Maneggiare con cura", edito da Fanucci, le cose non cambiano, una raccolta magnifica ed allo stesso tempo non per per tutti.
Mi spiego brevemente.
Ogni persona ha una propria idea di limite, un confine etico/morale oltre il quale ogni strada è preclusa. Il buon Lansdale nello scrivere questo limite non ce l'ha, o per lo meno il confine di ciò che può o non può essere detto, pensato, immaginato è ben più ampio rispetto al comune sentire.
Qualche esempio? In rapida successione troviamo teste infilzate nei pali, cani che si sbranano, un'occhio a penzoloni che si tiene solo grazie ai tendini, un feto utilizzato come randello e dei simpatici necrofili. A questo va aggiunto un linguaggio basso e triviale, mai gratuito va detto, che può turbare il lettore più sensibile.
Lansdale non sarà per tutti i palati, ma il risultato che si raggiunge con "Maneggiare con cura" è eccellente, una raccolta che manda un brodo di giuggiole gli amanti del genere e che, in alcuni passaggi, spinge a gridare al capolavoro.
Lansdale, libero da ogni legaccio, si muove con grande libertà, mescola i generi e ci propina serial Killer, animali mutanti in futuri post-apocalittici, perfidi bifolchi, scontri razziali e drive-in che nascondono i segreti più inconfessabili.
Dei 15 racconti molti fanno gridare al capolavoro, quasi tutti costringono una lettura a ritmi forzati: non si vede l'ora di vedere come andrà a finire e una volta concluso un racconto, con rinnovate grandi aspettative, ci si lancia con divertimento e velocità nella storia successiva.
Abbiamo "L'arena" che apre la raccolta con i botti e ci porta tra terribili rednecks che catturano i forestieri e li allenano, massacrandoli di lavoro, per un sanguinolento sport a cui tengono tanto; "Piccole suture sulla schiena di un morto", ossia il diario redatto da uno dei responsabili della fine del mondo; ed ancora "Girovagando nell'estate del '68" sorprendente miscela tra il romanzo di formazione alla Twain e l'horror; c'è spazio per uno slasher ("Incidente su una strada di montagna") che ci fa correre a perdifiato all'interno di un bosco, sentire i rami che si spezzano sotto i piedi e vedere una luna splendente che illumina fronde e sentieri. Così come non mancano titoli scanzonati come "Godzilla in riabilitazione" o "La bambola gonfiabile:una favola" dove lo strumento sessuale in pvc ci regala prospettive inaspettate.
Potrei continuare a snocciolare titoli ed illustrare trame, ma questa sarebbe un'operazione tanto inutile quanto lesiva del piacere della scoperta. 
Un consiglio, spassionato: raccattatelo, maneggiatelo con cura e lanciatevi in questo esplosivo e pessimista pot pourri orrorifico.

Habemus Judicium:
Ismail