venerdì 2 settembre 2011

UN FRAMMENTO NOIR

"La sofferenza è forse l'unico mezzo valido per rompere il sonno dello spirito
-Saul Bellow-

Hype era seduto in un angolo del locale come sempre immerso nei suoi pensieri . L’oscurità nutriva il suo abbandono e favoriva il suo meditare. Hype era spesso in quello stato, quasi sempre a causa delle donne, o almeno di quello che certe donne provocavano in lui. Egli si mostrava scostante, cinico e glaciale nella sua cordialità con la maggior parte di esse, se non circa la totalità. Ciò lo scoraggiava alquanto. Mi spiego: non credo fosse voluto il suo essere così ostico al gentil sesso, tant’è vero che le sue carenze erano di tipo sostanziale e nient’affatto formali, tanto da portare ad affermare che a quel ragazzo << beh si… eppure gli manca qualcosa…>>. Non ci si poteva certo lamentare dei suoi modi o delle sue idee. Ma in fondo chi aveva accesso a quest’ultime? Ermetico e autistico, in poche parole chiuso. Di tanto in tanto però si presentava a lui, in circostanze particolari e assai rare, un soggetto femminile ai suoi occhi “diverso” da quella totalità di cui sopra. Si parla di poche unità, nell’ordine delle due, massimo tre in un anno. Tali entità avevano il potere di sconvolgere e scuotere la sua prospettiva e la sua disillusa concezione dei rapporti sentimentali. Donne così presagivano grossi cambiamenti in Hype, tali da sintetizzare il suo ego in qualcosa di nuovo. Ecco che la sua clausura emotiva fa il suo lavoro. Mai, infatti, ebbe ad approfittare di tali generose occasioni, non certo per via di un suo rifiuto. Non vi era evidentemente preparato. La fine del ciclone era il conseguente vuoto che esso lasciava in lui. Ed ecco in quale stato d’animo ritroviamo il nostro compagno. Stavolta però il ciclone lo aveva frantumato. Mai egli credeva di poter arrivare a pensare determinate realtà, né a cercare di assecondarle. Il ciclone aveva un nome: Eden. Eden rappresentava la perfezione in terra. Tale armonia di forme e piccole imperfezioni la rendevano sublime e onnipotente. Una maturità mentale e una personalità fuori dal comune a dispetto di una fin troppo giovane  età. Un concentrato di candore in lenta disgregazione e, allo stesso tempo, già maliziosa e riflessiva gioventù. Sensuale e sicura nei suoi mezzi, era ribelle come ogni fanciulla la cui acerba età lo permettesse; purtuttavia fragile e introspettiva.   Eden era entrata nella vita di Hype in un’età infantile di cui egli custodiva gelosamente il ricordo, perché tutto ciò e tutti coloro che facevano parte del passato felice di Hype erano oggetto di morbosa custodia. Ella riaffiorava splendida e plasmata da quel passato lontano. Sembrava essere riaffiorata per destare Hype dal suo torpore. Ma l’effetto che produsse in lui andò ben al di là di quanto prevedibile. Il risultato fu che Hype- sembra assai sciocco e paradossale per un tipo razionale e calcolatore come lui- credette, per la prima volta in vita sua, che la perfezione esisteva. Ed era vero, lei era perfetta. Perfetta per lui.
Bob Harris  

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