domenica 21 agosto 2011

ETICHETTE E LUOGHI COMUNI: RIFLESSIONE SULLA NOSTRA SOCIETA'

Quante volte vi capita di fermarvi a pensare su quello che dice la gente? Su quello che scrive od in sostanza che comunica? Beh, se non vi siete mai soffermati ad eseguire questo simpatico esperimento sociologico, vi consiglio di farlo al più presto! Perchè mai vi chiedete? Ovvio: perchè è uno spasso! Cerco di spiegarmi meglio. Se vi fermaste ad analizzare con dovizia ciò che si aggira nel “communicational board”, vi accorgereste di quante grottesche espressioni del pensato, travestite da opinioni, vi circolino! E quello a cui mi riferisco è la banalità con la quale la gente sentenzia giudizi, esprime pareri e perorare convinzioni, senza aver cercato di imprimere il minimo senso di ragionamento logico al loro farfugliare cervellotico! Inteso? Sì scusate, forse adesso sono proprio io che farfuglio, ma cercherò di farmi capire. Il mondo offre un'infinita varietà di oggetti, nel senso ampio del termine, da sottoporre alla nostra attenzione, che tramite la coscienza “soggettiviziamo” e rendiamo scibile per noi e per gli altri (beh più o meno insomma...). Ora, facciamo questo per comprendere come interagire al meglio con tutto ciò che ci gira attorno e sul quale giriamo. Una necessità biologica inderogabile per la sopravvivenza, che nelle sue implicazioni più varie, arriva ad incontrare stadi del pensiero non prettamente materialistici ma diciamo, concedendoci un'ampia licenza poetica, “filosofico-speculativi”. Tutti in sostanza anche quelli che alla cultura si dichiarano ostili, hanno a che fare con definizioni e categorizzazioni del pensiero, la cui natura intrinseca è proprio quella filosofica: volente o nolente chiunque tratta di filosofia! Bene, tutti voi sapete cosa succederebbe se un totale ignorante in materia provasse a cimentarsi con la soluzione del Teorema matematico di Fermat, cercando di addurre spiegazioni basate su impressioni prettamente irragionevoli malamente esposte. Verrebbe allontanato con garbo dall'Università di Oxford o, con meno garbo, da quella di Yale e naturalmente le sue opinioni non sarebbero prese per nulla in considerazione. Beh, pensate ora invece cosa succede nella realtà quotidiana quando qualcuno maggiormente avvezzo al ragionamento logico, fa cozzare le proprie opinioni con quelle di una folla di benpensanti poco pensanti che si autodefinisce spesso e volentieri “indignata”. Viene additato come un cervellotico e dissoluto stramboide, che blatera di cose astruse adottando termini sofisticati senza alcun senso. Tutto questo al solo scopo di smontare le solide convinzioni altrui, che, se sono resistite così a lungo negli anni, beh qualche motivo ci sarà, no? I ruoli tra ragionevole e non finiscono così per ribaltarsi: gli idioti hanno diritto di aver ragione! Singolare come cosa, ma a suo modo inquietante. Perché mai su alcuni problemi di natura esistenziale, sociale o gnoseologica, dovrebbe prevalere la risposta più banale invece di quella più intelligente, al contrario di ciò che succede, logicamente, nelle scienze pure e applicate legate alla matematica? Si potrebbe rispondere dicendo che le parole a differenza dei numeri, lasciano spazio all'interpretazione così da divenire assai più difficile, se non impossibile, distinguere ciò che è corretto da ciò che è sbagliato. Osservazione giusta e calzante, ma credo che sia più interessante soffermarsi su un altro punto. Il discorso è che la gente non bada al valore reale delle opinioni espresse, ma troppo spesso esse divengono solo degli slogans atti a pubblicizzare la propria appartenenza ad un certo gruppo sociale, ad un certo “pensiero di massa” che li fa sentire più forti e meno soli, soprattutto se sostenuto dalla maggioranza, e nasconde così le originali paure e mediocrità del loro essere individuale, che cerca disperatamente solo di non essere escluso dalla comunità. Mi dispiace deludervi ragazzi ma non si pensa vigliaccamente “per sentito dire”. L'espressione del libero pensiero è un atto di coraggio, un'anapologetica dimostrazione d'originalità, non una ridicola frase sputata fuori dal bel mezzo di una folla sbraitante! Quindi quando sento persone che esprimono idee formate con lo stampino (pure bruttino tra l'altro), che si accaniscono gli uni contro gli altri come ultras di squadre avverse, si etichettano con termini obbrobriosi e derubricano a cretino chi non si esprime come loro, senza sapere veramente perché lo facciano. Beh allora in quei casi sì, mi viene da sorridere, amaramente però, con lo stesso beffardo ghigno che ha chi osserva un elegantone capitombolare in una pozzanghera fangosa, sapendo bene però che quel tizio incravattato altro non è che la nostra società, apparentemente impeccabile nell'aspetto, ma ancora incapace di camminare.

AdamantineEgo

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